I rischi del fondo sovrano della Norvegia

I rischi del fondo sovrano della Norvegia

È il più grande del mondo e viene gestito con criteri “etici”, ma con il calo del prezzo del petrolio le cose potrebbero cambiare… Il fondo sovrano norvegese è unico al mondo. Non soltanto è il più grande che esista, con un patrimonio di 790 miliardi di euro, ma è anche quello gestito con più prudenza. La legge stabilisce che venga gestito in autonomia dal resto delle istituzioni del paese e vieta al governo di fare prelievi dal capitale, concedendo l’utilizzo solo dei rendimenti prodotti dagli investimenti. Inoltre, il fondo è gestito con criteri ambientalisti e responsabili: i manager, ad esempio, hanno disinvestito nelle società che hanno a che fare con il tabacco e il carbone e non fanno affari con paesi o industrie con una reputazione dubbia. Il fondo norvegese deve la sua fortuna essenzialmente all’estrazione del petrolio. All’inizio degli anni Sessanta vennero scoperti nel Mare del Nord diversi giacimenti di petrolio, e la Norvegia riuscì ad aggiudicarsi alcuni dei più ricchi. Altri giacimenti sono stati scoperti negli anni successivi e il governo norvegese ha mantenuto con diligenza l’obbiettivo iniziale di versare i proventi dell’estrazione in un fondo, e di usare per la spesa pubblica soltanto i proventi degli investimenti creando così una sorta di “assicurazione nazionale” che oggi vale due volte l’intera economia del paese. Negli ultimi tempi, come ha raccontato un recente articolo dell’Economist, stanno però aumentando le pressioni affinché il fondo modifichi il suo comportamento, almeno per quanto riguarda la prudenza nella sua gestione. Gran parte della ricchezza della Norvegia e del suo fondo sovrano è dovuta alle ampie riserve di combustibili fossili. Ma con...
Petrolio: Eni avvia produzione nel giacimento più a nord del mondo

Petrolio: Eni avvia produzione nel giacimento più a nord del mondo

Il giacimento Goliat è il primo nel Mare di Barents, Eni ne detiene il 65%, la norvegese Statoil il 35%, la produzione avverrà attraverso un sistema sottomarino composto da 22 pozzi. Da oggi il giacimento petrolifero in produzione più a Nord del mondo è dell’Eni. Si trova al largo della città norvegese di Hammerfest, i cui abitanti vanno orgogliosi di essere i più lontani dall’Equatore. Goliat — questo il nome del sito di cui l’Eni detiene il 65% e la norvegese Statoil il 35% — è il primo giacimento ad entrare in produzione nel Mare di Barents, seppur in una zona priva di ghiacci. È stato sviluppato attraverso la più grande e sofisticata unità galleggiante di produzione e stoccaggio al mondo, costruita con le più avanzate tecnologie per affrontare le difficoltà tecnico-ambientali legate all’operatività nell’area artica. Si tratta di un colosso da 64mila tonnellate che, però, arriva con almeno due anni di ritardo sulla tabella di marcia — dopo una serie di rinvii, legati anche a problemi autorizzativi in Norvegia, paese in cui Eni è presente dal 1965 — e con un costo vicino ai 6 miliardi di dollari che ha superato le prime stime formulate dal gruppo, intorno ai 4 miliardi di dollari. Produzione da 100 mila barili al giorno La produzione giornaliera del giacimento — che secondo le stime contiene riserve pari a circa 180 milioni di barili di petrolio estraibili in 15 anni con 8 miliardi di metri cubi di gas — raggiungerà i 100 mila barili al giorno (65 mila barili in quota Eni). La produzione avviene attraverso un sistema sottomarino composto da 22 pozzi,...
FPSO Goliat arriva in Norvegia

FPSO Goliat arriva in Norvegia

L’unità flottante per la produzione petrolifera Goliat ha iniziato i preparativi finali in Norvegia. Sandnes, Norvegia – L’unità galleggiante di produzione, stoccaggio e scarico di petrolio e/o gas naturale (FPSO) Goliat è arrivata a Port Hammerfest in Norvegia settentrionale dove verrà preparata per diventare la piattaforma di produzione petrolifera più grande ed avanzata al mondo. La piattaforma ha percorso 15.608 miglia nautiche in 63 giorni di navigazione sulla più grande nave da trasporto pesante del mondo, la Dockwise Vanguard, dalla Corea del Sud attraversando tutto l’Oceano Indiano, circumnavigando l’Africa e percorrendo l’Oceano Atlantico ad Ovest delle Isole Britanniche.   Goliat, realizzata per conto di Eni Norge AS, verrà preparata per iniziare la produzione di petrolio nel Mare di Barents entro la fine dell’estate. Nel fiordo fuori Hammerfest il ponte della nave da trasporto verrà sommerso permettendo alla piattaforma Goliat di iniziare a galleggiare autonomamente. Cinque rimorchiatori si occuperanno del traino della piattaforma alta 170 mt fino ad Ersvika. Il lavoro durerà circa tre settimane e comprenderà tutte le ispezioni, i collaudi e le verifiche finali di tutte le attrezzature; verrà effettuato nel fiordo utilizzando undici imbarcazioni. Una volta completato Goliat verrà nuovamente rimorchiata per circa 50 miglia nautiche (80 km) fino alla sua posizione finale dove sarà collegata alle 14 linee di ancoraggio. Successivamente verranno installati gli ombelicali, circa 20 km di tubi di acciaio sottomarini, assieme a tutti i sistemi di controllo sottomarini e Goliat verrà collegata al cavo di alimentazione elettrica dalla terraferma diventando operativa per la produzione. Goliat è stata realizzata per adattarsi alle difficili condizioni climatiche ed ambientali del Mare di Barents, è progettata per...
Il salvadanaio norvegese

Il salvadanaio norvegese

In norvegese si chiama “sparegris“, cioè salvadanaio. E’ il Fondo Petrolifero Norvegese, il fondo sovrano più grande del pianeta, che rende i norvegesi il popolo più ricco del mondo con un credito pro capite di 160mila euro. Ed è destinato a crescere, le stime prevedono una crescita futura del 200% del Pil norvegese. Non possiamo non considerare che ogni cittadino norvegese potrebbe azzerare il debito di quattro italiani, che invece nascono con un debito di circa 40mila euro a testa. Ma da cosa deriva questa ricchezza? Dal petrolio, la Norvegia è uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio solo che, a differenza dei Paesei Arabi dove la ricchezza è a favore di poche persone, il Governo norvegese ha guardato avanti e sapendo che questa risorsa è destinata a finire, vent’anni fa ha istituito il fondo pensione governativo investendo all’estero le rendite derivanti dalle estrazioni petrolifere. Oggi il fondo possiede circa il 2% delle azioni mondiali essendo azionista di circa 9.000 società quotate nelle borse di tutto il mondo. La scelta di investire le rendite all’estero è stata presa per evitare un cortocircuito economico interno, un afflusso di ricchezza, proveniente dalle estrazioni delle risorse naturali, avrebbe provocato un processo di deindustrializzazione e depressione generale simile a quello verificatosi in Olanda negli anni Settanta con il gas. Il governo è autorizzato ad utilizzare fino al 4% degli utili prodotti dagli investimenti, ma questo non intacca il valore del fondo che è raddoppiato negli ultimi quattro anni portandolo ad un valore complessivo di circa 820 miliardi di euro. Una parte degli investimenti del fondo norvegese riguardano anche l’Italia, sono state acquistate azioni...
Il petrolio della Norvegia

Il petrolio della Norvegia

Introduzione Assonorvegia: riportiamo questo interessante articolo con il duplice scopo di dare informazione inerente la ricchezza della Norvegia come player nelle estrazioni petrolifere e poi anche per solleticare Ingegneri e Chimici italiani sulle opportunità di lavoro che la Norvegia può offrire in campo petrolifero. La storia notevole di come è diventato uno dei paesi più ricchi del mondo, e perché molto si deve all’intuito di un geologo iracheno. Tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta alcuni economisti provarono a cercare una spiegazione a un dato che sembrava contro-intuitivo: i paesi del mondo che avevano la maggior abbondanza di risorse naturali erano anche quelli più poveri o con i maggiori problemi di distribuzione della ricchezza. L’economista britannico Richard M. Auty inventò nel 1993 una formula che sarebbe diventata molto famosa per descrivere il fenomeno: la “maledizione delle risorse”. Ma altre espressioni descrivono meccanismi simili e poco felici per le economie dei paesi in cui si scoprono all’improvviso grossi giacimenti, come il “male olandese”, il collegamento tra le nuove entrate assicurate dalle risorse naturali e la distruzione del settore manifatturiero di un paese. La storia recente di molti paesi sembra confermare l’esistenza della maledizione: ma c’è almeno un clamoroso esempio contrario: la Norvegia è il più grande esportatore di petrolio d’Europa e uno dei maggiori del mondo. Secondo le stime del 2010, esporta quotidianamente circa 1,6 milioni di barili, più del doppio del secondo paese europeo della classifica (il Regno Unito). Il paese ha usato la ricchezza del petrolio per trasformare un’economia che nel secondo dopoguerra era ancora basata sul pesce e sullo sfruttamento delle foreste. Ma...